Scienza del Sé con Sandro Formica

La felicità è una rinascita che accoglie l’Essere.

Nelle ultime quattro settimane ho iniziato un lavoro su me stessa per migliorare la capacità di ascolto dei miei bisogni e valori, per trasmettere messaggi più armonici.

Questo è stato possibile grazie all’incontro con persone che nella loro essenza sono riuscite a lasciarmi quel giusto grado di pace interiore.

Una in particolare è Sandro Formica docente di fama internazionale che, nonostante i suoi numerosi impegni da oltreoceano, mi ha dedicato la cosa più preziosa che una persona ha, il suo tempo.

Immagina la baia di Miami. È lo sfondo che vedo via Skype, fa da cornice alla chiacchierata con il professore.

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Chi è Sandro Formica?

Sandro Formica è una persona che è alla ricerca di comprendere se stesso innanzitutto, in maniera approfondita e che sente questa come una responsabilità e una bellissima opportunità.

S.F. è una persona che è nata a 37 anni quando ha capito che fino a quel momento stava facendo un percorso che non era il suo e lo stava facendo per essere apprezzato da persone che gli erano vicine e importanti.

S.F. è una persona alla ricerca costante e per questo motivo sono diventato ricercatore universitario.

Alla Florida International University con sede a Miami sono professore di due corsi di laurea e un seminario per crediti formativi. I due corsi si chiamano Potere personale, a livello di laurea, mentre Gestisci te stesso e gestisci gli altri è il corso master. Il seminario ha a che fare con la Felicità al lavoro e le Organizzazioni Positive.

In Italia ho altri incarichi, dal 2005 sono presente in Bocconi con il master SDA come professore di strategia aziendale.

All’Università di Palermo, sono docente di un nuovo corso in Economia della Felicità.

Sono entusiasta perché agli inizi di marzo 2020 partirà il primo corso universitario internazionale sulle Organizzazioni Positive.

Sono stato professore universitario anche in giro per il mondo, in Nuova Zelanda, Taiwan.

La professione del professore che insegna qualcosa che è in continua evoluzione è ciò che meglio mi identifica e l’internazionalizzazione è parte attiva di questo processo.

Sono un soggetto che definisce casa il mondo più che una location specifica. S.Formica

In tutti questi titoli accademici, quanto in percentuale è lavoro e quanto ha contribuito ad essere una forma di stress perché sono titoli importanti, che richiedono un certo impegno, uno sforzo fisico, mentale e spirituale. In questo frangente quanto hai voluto e dovuto ascoltare te stesso e il tuo corpo?

Domanda impegnativa.

Quando sono sul palco non ho forme di stress, entro in una dimensione mia.

Tutto il resto in qualche modo comporta delle situazioni di stress, quindi mi rendo perfettamente conto ascoltando il mio corpo che il mio luogo ideale è il palco, non solo, nella vita privata sono estremamente timido. Sono l’opposto di tante altre persone che invece sul palco si sentono a disagio e nella vita privata si sentono a loro agio.

Diciamo che lo stress fa emergere sensazioni, tra le più belle che possano capitare.

Ti faccio un esempio: il mio libro di testo di Personal Empowerment è un libro scritto con un’intensa attività di stress.

Spesso dico che le mie pubblicazioni accademiche o la pubblicazione del libro sono un lontanissimo sostituto della maternità per l’uomo, nel senso che ci si mette nove mesi minimo oppure qualche anno [molto intenso] e poi quando l’opera è compiuta è una cosa bellissima. Ho questa sensazione anche se non potrò mai convalidarla.

Quindi lo stress c’è nel creare, allo stesso tempo è una delle soddisfazioni più belle.

Una relazione molto particolare; fisicamente, lo stress lo sento molto sulle gambe ed è una cosa strana perché, sin dai tempi della maturità, scarico molto attraverso questa zona.

Mi rendo conto oggigiorno che è facilissimo cadere in una distrazione digitale per gestire lo stress ed è una delle ragioni per cui ho scritto un librettino piccolo che parla del Detox Digitale.

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Sandro Formica – palco Scienza del Sé

Hai parlato di una percezione a livello fisico-corporeo, invece ascoltandoti dal punto di vista emotivo? Vorrei collegarmi poi alla Scienza del Sé, quindi andare a riscoprire la nostra essenza.

Dal punto di vista emotivo il mio lavoro non mi crea stress.

Il mio lavoro l’ho creato e se distinguo il mio lavoro ora dal mio lavoro prima, è l’emozione proprio quella cosa che mi ha spinto nel cambiamento.

Le mie emozioni mi hanno sempre fatto da guida. S.F.

Quando ho deciso di smettere di reprimerle mi hanno aiutato a capire quello che era giusto e sbagliato per me; ho capito che era un modello insostenibile quello di lavorare, anche per un ottimo stipendio, e fare delle cose che non voglio fare.

Dove vedo che non c’è crescita o sviluppo per me non c’è evoluzione anche se magari professionalmente posso salire da professore associato a professore pieno ecc… ma non è questo il punto, la crescita deve essere dentro di me!

Quando non c’è crescita c’è un blocco.

È un tappo dove le emozioni iniziano a farsi sentire e uno o continua a respingerle o inizia ad ascoltarle.

Quando le ho ascoltate ho fatto questo percorso di cambiamento straordinario e sono passato da una situazione di sicurezza e comfort invidiabile ad una situazione di totale incognita.

Sapevo quello che volevo ma ciò che volevo non era lì ad aspettarmi; non c’era una cattedra in Economia della Felicità, in Organizzazioni Positive o in Potere Personale all’Università.

C’è un momento di passaggio straordinario in cui quando ti butti e ci credi al 100% inizi a crearti la tua vita.

Tutti i miei lavori sono lavori che voglio e che ho creato, che prima non esistevano.

Quindi è come farsi un vestito su misura e poi lamentarsi che il pantalone è troppo lungo o la giacca è fuori misura. No! L’ho fatto su misura.

Quando non mi andranno più bene vuol dire che c’è una evoluzione nei miei valori e quindi cambierò di nuovo.

Da questo punto di vista non ho assolutamente stress.

Questo lavoro costante di crescita che è in primis personale può portare, attraverso una consapevolezza reiterata, e diventare anche crescita a livello organizzativo all’interno di un’azienda e di un’organizzazione vera e propria?

In questo passaggio trovo inscindibile il concetto “evoluzione”, non solo del corpo, anche mentale per arrivare ad un proposito positivo, ad un gradino superiore, intendendo qualcosa di elevante per la persona.

Mi collego a questo discorso perché ci sono tante ricerche che parlano di felicità e produttività, vuoi lasciare dei riferimenti delle ricerche sviluppate negli ultimi anni?

Molto volentieri!

Quello che ti volevo dire, è perfettamente corretto il discorso che fai sulla persona e poi traghettarlo sull’organizzazione perché è una cosa inevitabile.

Fuori discussione è che senza aver centrato la persona l’organizzazione non funziona.

Quello che sto vedendo, e che sapevo da tempo, è che la causa di una cattiva organizzazione è sempre la gestione della persona. A 26 anni facevo il direttore di un albergo con una cinquantina di persone e mi rendevo conto di quanto l’elemento persona fosse al centro di tutto, chiaro è che poi il discorso finanziario è importante perché è quello che ti fa fallire o ti sostiene ma è una conseguenza, mai la causa.

Tu non puoi gestire gli altri se non gestisci te stesso. Non c’è niente da fare.

Il modello è questo, è come aspettarsi che un bambino capisca la trigonometria se non ha mai fatto l’algebra, non si può ma l’algebra fa molto paura. In realtà andare in profondità non ce la sentiamo, quindi evitiamo quella situazione per poi dopo andare ad affrontare l’inevitabile.

Ci sono degli scritti e articoli di Harvard diversi, basta fare una ricerca su Self-Awarness, troverai tutta una serie di articoli interessanti. Alcuni raccolti in un libricino rosso Managing Yourself, sono riferimenti in inglese, ovviamente.

Per parlare di felicità, anche quella è l’outcome [il risultato] la conseguenza di un procedimento e se saltiamo il procedimento e vogliamo andare direttamente alla felicità, allora meglio prenderci qualche cosa che ci renda euforici per qualche ora, anche se poi magari ci ritroviamo con un gran vuoto, in testa.

Io sono per la felicità sostenibile e quando andiamo a fare ricerche starei lontano dal concetto di felicità e starei più vicino ai concetti che sono fondamentali all’essere perché è l’essere che è felice, non è il fare felice, non è l’avere felice.

La felicità nel fare e nell’avere dura sempre molto poco; è sempre ad orologeria invece la felicità dell’essere è qualcosa di radicato che rimane.

La felicità dell’essere è qualcosa di radicato che rimane. S.F.

Lavorare su quei concetti della Scienza del Sé o della Self-Leadership se parliamo di lavoro che sono proprio quei concetti fondamentali per radicare la felicità ma se andiamo subito all’obiettivo cosa ci aspettiamo? È come continuare a sperare che i frutti dell’albero che abbiamo piantato in giardino siano bellissimi però se c’è siccità e non innaffiamo l’albero o se non c’è sole cosa crescerà davvero?

Questa la confusione che la gente fa; è che lo sa benissimo ma non se la sente di lavorare su ciò che non si vede per poi ottenere quello che si vede.

Lavorare sul Sé è lavoro che richiede tanta attenzione quanto una doccia al giorno. La doccia la facciamo perché ci sono delle conseguenze; in realtà le conseguenze sono molto più serie quando non lavoriamo sul Sé, solo che non lo notiamo subito come notiamo l’odore del corpo quando non facciamo la doccia.

Dobbiamo solo essere più sensibili al nutrire il Sé che è un elemento fondamentale dell’essere.

Si chiama essere umano, non fare umano o avere umano. S. F.

Nell’immaginario comune la felicità viene percepita [in senso negativo] come uno stato leggero di chi vive sotto l’effetto di lenti rosa mentre invece, lo stiamo ribadendo, c’è un allenamento costante quotidiano da fare per andare a nutrire l’Essere. Quali sono le figure imprescindibili e complementari per lavorare sulla Scienza del Sé?

Se ti aspetti una definizione o certificazione non sono in grado di dartela.

Sicuramente coloro che hanno terminato la master class della Scienza del Sé a Melegnano hanno una buona base per guidare gli altri, così come le persone che hanno fatto il tuo percorso hanno una chiarezza del lavoro da fare, degli impegni, degli elementi e in parte dei contenuti.

Poi c’è questo percorso dell’Academy dove le persone lavorano su se stesse per un anno.

Tutto questo per dirti che l’esperto di Scienza del Sé è la persona che ha fatto lavoro su se stesso e che è in grado non di essere perfetto in tutti gli elementi Fabiola ma di aver capito i meccanismi e di essersi migliorato costantemente, ok? Non di essere arrivato, non c’è arrivo da nessuna parte.

Forse c’è eccezione quando tu ti allinei al 100 % dei valori. Lì c’è un arrivo, se vogliamo, per quel valore. Pensa alla libertà economica, a tutto ciò che ti consente di fare, ma dopo questo? C’è un appiattimento e deve emergere un altro valore. Ecco, allora c’è il coltivare e cercare un nuovo allineamento nel valore successivo, un’evoluzione. La vita è così.

La persona che è in grado di insegnare, di condividere la Scienza del Sé, di aiutare gli altri a perseguire la loro auto-consapevolezza, la loro auto-leadership è la persona che in queste 9 competenze della Scienza del Sé, che partono dai bisogni e finiscono con un proposito di vita, l’ha vissuto e ha notato un continuo miglioramento.

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Per quando riguarda la percezione di questo miglioramento può arrivare oltre al lavoro su se stessi, che è la base, uno sviluppo delle competenze. In questo l’utilizzo della tecnologia aiuta e favorisce questo raggiungimento di miglioramento personale o può essere un impedimento?

Mi hai parlato della tua tecnologia, che mi aiuta a darmi un’idea, una valutazione delle mie condizioni. Ecco aiuta da quel punto di vista oppure l’Academy online aiuta perché le persone non devono viaggiare.

Non so poi quanto la tecnologia possa aiutare per sviluppare la tua intelligenza emotiva.

Ti fa fare dei quiz, ti può far studiare ma rimaniamo sempre a livello dell’intellettualità invece dobbiamo comunque vivere l’esperienzialità.

A livello di supporto sicuramente la tecnologia è molto utile.

Ci sono delle App. che ti dicono – Come stai in questo momento? – e ti aiutano a riempire un diario, quali sono i momenti più difficili, quali le emozioni, i goal raggiunti. Bene, possono aiutarci ma è un continuo monitoraggio più che progresso per se stesso.

Voglio avviarmi alla conclusione di questa intervista introducendo alcune parole che possono contribuire alla gentilezza, alla felicità: grazie, prego, scusa, perdona.

Come le vedi queste parole, le vedi come un atto di gentilezza verso se stessi o verso gli altri?

Ho’oponopono!

Dipende come li intendiamo. Ho’oponopono per esempio, che ha delle parole comunque negative ed implicano degli errori, lo vedo efficace quando lo rivolgiamo a noi stessi.

Quando dici scusa, perdono, grazie, ti amo, in qualche modo nell’accezione generalista “scusa” vuol dire che ho fatto un errore e quindi mi devo sentire in colpa.

Quando lo facciamo per noi stessi per me ha tutto un altro valore. Siccome dal 60 – 80% dei pensieri che facciamo sono negativi e ne facciamo tantissimi dai 50 a 75 mila è chiaro che dovremmo rivolgerci a noi stessi dicendo scusa, perdonami, grazie, ti amo, perché ci auto tartassiamo e non mi sembra il caso.

Dobbiamo stare tanto attenti a quello che diciamo. Io molto spesso dico scusa non ci aggancio però il senso di colpa, per far questo ci ho lavorato una vita.

Il senso di colpa è una delle cose più radicate nelle persone, quindi dobbiamo essere in grado di essere consapevoli, di capire da quale parte stiamo camminando e se una parola inizia a stimolare delle emozioni negative che vanno dalla colpa, alla confusione, al non credere a noi stessi, allora dobbiamo capire che forse quella parola non ci serve.

Così come non servono le parole ma, però che sono strumenti di distruzione di massa perché nel momento in cui pronunciamo: ma, però, purtroppo e parole simili, abbiamo ucciso ciò che abbiamo detto prima.

Cosa le diciamo a fare? L’energia è diversa e la sentiamo nell’utilizzo delle parole; è una questione di notare come un boomerang si riflette verso di noi; se contro di noi o a supporto di noi.

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Un consiglio per abbracciare l’armonia nostra, quella che ci identifica come esseri unici e irripetibili.

Sì, dobbiamo un po’ cambiare l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Ecco perché il mio libro di testo ha una maschera di Venezia perché alla fine quando iniziamo a toglierci tutte queste maschere che abbiamo da studente, da moglie, da marito, da professionista, da sportivo poi troviamo noi stessi.

Se ci riflettiamo questo senso di autocritica viene esclusivamente sulla base di queste immagini che ci siamo dati o che ci ha dato la società e quella è una cosa devastante, perché quando inseriamo l’elemento di personalità di maschera poi c’è sempre un qualcosa di positivo e qualcosa di negativo.

Il mio suggerimento è guardare veramente l’essenza del Sé. Basta fare qualche respiro, chiudere gli occhi e sentirsi. S.F.

Basta.

L’opportunità potrebbe essere quella di ringraziare questo corpo magnifico che è composto da oltre 100 trilioni di cellule che è una cosa che se la contiamo non ci basta tutta la vita per raggiungere questo numero. Ogni secondo muoiono 10 milioni di cellule e ricreiamo 10 milioni di cellule.

Siamo un miracolo che cammina, o che dorme, o che studia, o che mangia, o che fa l’amore.

Una cosa troppo bella per non riconoscerla almeno una volta al giorno e questo ci permette anche di togliere tutte le maschere perché a questo punto è la nostra essenza.

Il nostro Sé. Chi siamo.

Questo corpo fantastico che funziona in tutte le circostanze, nonostante i nostri pensieri negativi, le nostre emozioni negative, lui continua a reagire.

L’essere consapevoli di essere, di abitare in una casa che è il nostro corpo talmente straordinaria può essere un punto di partenza per iniziare ad avere un dialogo diverso con noi stessi.

Il corpo è una macchina perfetta, giusto?

Pensiamo che non lo sia e quindi assumiamo tutta una serie di medicinali, quando il corpo ha solo bisogno di essere ascoltato. Il corpo sa molto meglio e sa creare, tra l’altro tutti gli elementi chimici necessari per rimetterci in equilibrio, la farmacia più grande del mondo è dentro di noi.

Con questo ritorniamo all’esperienza sensoriale perché abbiamo a disposizione i nostri 5 sensi per percepirlo al meglio. 

Attraverso una percezione si va a rigenerare una sorta di equilibrio, l’equilibrio genera armonia e l’armonia come le onde si propaga, quindi si diffonde.

Assolutamente, è proprio così.

Non cerchiamo di cambiare gli altri anche se siamo esperti della Scienza del Sé, in realtà quando lavoriamo su noi stessi poi gli altri vengono da noi.

Lasciamo che gli altri vengano da noi quando sono pronti, non cerchiamo di cambiarli perché non è un modello sostenibile, non funziona.

Per tutto il tempo che mi hai dedicato grazie Sandro. Lascio i tuoi riferimenti di contatto.

Grazie a te.

Fermo la registrazione, oltre 33 minuti di chiacchierata, il tempo è volato.

Sono emozionata nell’avere avuto questo confronto perché mi ha arricchito molto e mi ha fatto rendere conto di quanto ancora bisogna lavorare su noi stessi nel tempo.

Il tempo è l’essenza della vita. Un tempo da vivere nel tuo pieno Sé.

In questo passato insieme ho ascoltato un [mio] Essere in pace.

Il tempo è un gioco, giocato splendidamente dai bambini. Eraclito

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Spazio di approfondimento del progetto Fa.Re. sui professionisti del benessere.

Intervista al professore Scienza del Sé #16

Ecco dove puoi trovare altre informazioni su Sandro Formica:

Sito www.sandroformica.com

Profilo LinkedIn Sandro Formica

Facebook Dr. Sandro Formica

Facebook pagina Scienza del Sé – official

Pubblicazioni [solo in inglese]

Libro Personal Empowerment: Empower the Leader Within You

Libro Digital Detox: 7 Steps To Find Your Inner Balance [Kindle]

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