Viaggio dell’inedito, con Gabriele Salvini

Le colline solari della consapevolezza paziente.

Cosa ne dici di una pausa evitando di pensare, per pochi minuti, a qualche seccatura?

Forse più che una manciata di minuti ci vorrebbe una passeggiata fuori porta per trovare un po’ di pace tra la natura.

silhouette photography of person standing on green grass in front of mountains during golden hour
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Dobbiamo imparare dai luoghi, dalla storia, dall’arte e dalle persone che incontriamo, ecco perché oggi voglio raccontarti della mia chiacchierata con Gabriele Salvini il piacentino che ha proprio scomodato la mia curiosità.  

“Ciò che dobbiamo imparare a fare lo impariamo facendolo” Aristotele

Mi spiazza così, esordendo con questa frase ed un sorriso enigmatico.

Rimango per un attimo senza parole.

Penso a come poter imparare a gestire emozioni che sfociano in atteggiamenti ostili o parole infelici.

Non potevo certo aspettarmi citazione differente da un coach che, dal 2000, si occupa di conciliazioni e mediazioni civili. In fondo lui accompagna le persone ed i team in un percorso e, per chi si trova ad affrontare in modo consapevole per la prima volta situazioni conflittuali, può risultare addirittura inedito.

Coachinzone

Buongiorno Gabriele, ti accolgo con una domanda quasi di rito: quanto vanno ad incidere sulla vita e sulla resa lavorativa benessere fisico ed equilibrio psicofisico?

Buongiorno a te Fabiola.

Questi fattori incidono sicuramente più di quanto ognuno di noi possa pensare.

Talvolta ci sentiamo bene fisicamente ma appesantiti mentalmente e, se psicologicamente in crisi, siamo poco reattivi dal punto di vista fisico.

È indubbio che ognuno di noi possa sperimentarlo. Una persona in salute fisica e mentale si trova nelle condizioni ideali per rendere molto bene sia in ambito lavorativo che nelle altre incombenze quotidiane.

Fisico e mente sono risorse da curare e da allenare. Quando riusciamo a raggiungere un buon livello di armonizzazione l’impatto (positivo) è davvero importante.

Nella relazione diretta esistente tra qualità di vita, equilibrio e performance, dove collochiamo i conflitti, quando nascono?

La relazione è molto stretta e uno dei punti più vulnerabili, in questo sofisticato sistema, è la nostra poca confidenza con questa consapevolezza, sul profondo intreccio esistente tra questi elementi: qualità della nostra vita, capacità di trovare spazi di equilibrio e performance finali, sia lavorative che relazionali.

Il conflitto è un tema complesso e traversale che in questo sistema trova ampie possibilità di accendersi. Io, in questa prima fase di definizione, dico che il conflitto lo possiamo intendere come un’inevitabile parentesi tra un ordine precedente che probabilmente ha esaurito la sua funzione ed un ordine futuro che apre lo spazio ad un nuovo e necessario equilibrio.

Come possiamo capire che ci troviamo di fronte a situazioni conflittuali e come possiamo risolvere ottenendo dei miglioramenti personali e/o di team?

Ci sono situazioni conflittuali nelle quali il coinvolgimento emotivo è talmente profondo che è come se non esistesse “il tempo” per riconoscere lo stato di crisi; ci si trova emozionalmente già nella parte e paura, rabbia, frustrazione, aggressività e pensieri confusi sono le opzioni di risposta che liberiamo.

Ci sono altre ipotesi in cui, invece, dovremmo essere più attenti ai segnali sia fisici che mentali che anticipano le situazioni conflittuali.

Il semplice fastidio, per esempio, o uno stato di frustrazione crescente sono già due ottimi indicatori sui quali interrogarsi per anticipare un possibile conflitto.

Il miglioramento personale, pertanto, si ottiene, come sempre, facendo allenamento: occorre allenarsi a fare attenzione ai segnali fisici e ai fastidi mentali. Sono spie di allarme che ci chiedono di essere decodificate.

Quali i segnali per richiedere l’intervento di un coach specializzato in conflitti?

Personalmente sono convinto che i segnali che ci indicano la necessità o l’opportunità di affidarsi ad una figura come la mia sono questi:

1) la difficoltà “costante” nel gestire le situazioni di crisi mettendo in luce che gestire significa, per me, amministrare gli effetti e le conseguenze del conflitto

2) il rendersi conto che nei conflitti adottiamo come più frequente od esclusiva solo un certo tipo di strategia di risposta (es. l’evitamento)

3) uscire dalle situazioni conflittuali senza aver fatto un nuovo passo, seppur faticoso, di conoscenza verso noi stessi e/o gli altri; in altri termini, abbiamo reagito piuttosto che risposto (spiegherò più avanti la differenza).

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“Sembra sempre difficile finché non lo facciamo” N. Mandela

Un gioco da ragazzi ma solo con un pizzico di collaborazione tra le parti. Parlando di collaborazione, quali sono le figure complementari alla tua professione che danno continuità e supporto al tuo lavoro?

In generale sono altri colleghi coach con i quali mi confronto e dibatto.

Ma anche con te Fabiola, per esempio, capita pur arrivando da mondi formativi molto diversi.

La mia personale responsabilità è quella di allenarsi costantemente a pensare che un altro punto di vista sia sempre utilmente possibile.

Cosa ne pensi di tutti quegli strumenti e/o supporti tecnologici che favoriscono il mantenimento dell’equilibrio relazionale?

La tecnologia, ad altissima velocità, ci cambia il modo di lavorare e di relazionarci.

I vantaggi sono indubbi, soprattutto dal punto di vista del tempo e dello spazio, tuttavia io continuo a pensare che il miglior lavoro sul piano del benessere personale esca in una dimensione ancora fisica, “incontrando” la persona condividendo con lei il metodo di lavoro, i risultati raggiunti e gli obiettivi da mettere a fuoco.

Come noi operatori olistici possiamo essere di supporto favorendo una migliore collaborazione tra professionisti del benessere ed utilizzatori finali?

L’approccio olistico è determinante nel campo del benessere perché probabilmente è proprio la nostra tendenza a voler ragionare per compartimenti stagni a renderci vulnerabili.

Un operatore olistico, con il suo approccio, può essere il filo che stringe efficacemente la collaborazione tra gli attori del benessere proprio perché li può sostenere nel rendersi conto che, per quanto professionisti sicuramente competenti e responsabili, il campo della loro operatività non potrà esaurire le necessità reali della persona.

Porsi con la presunzione di essere “tutto il necessario” per chi cerca un percorso di benessere è un atteggiamento che strozza il significato di benessere stesso.

Porsi nell’ottica di “essere una parte” del possibile percorso è una responsabilità, un profilo di onestà necessario.

Da una parte al tutto, non servono acrobazie. Racconta del tuo progetto.

Ho alcuni progetti da portare avanti come singolo professionista ed alcune idee da sviluppare con altri coach con i quali sono in contatto ed allineato in un’idea di coaching che metta sempre e comunque al centro, prima di ogni tecnica, la persona.

Il punto di forza è legato alla costruzione di un percorso di approccio al conflitto suddiviso in 4 step: anticipazione, gestione, risoluzione e cura successiva della relazione.

L’ho pensato molto pratico, un percorso che permetta alla persona oppure al team aziendale di poter lavorare sulla propria esperienza facendone una fonte di apprendimento per poi costituire il presupposto di evoluzione e trasformazione personale.

Mi piace pensarlo come un “viaggio dell’inedito”.

Permettimi di aggiungere che credo molto nella condivisione perché crea un valore aggiunto nel servizio che si decide di offrire a colui che investe tempo, denaro ed attenzione alla propria crescita personale.

La somma delle competenze e delle conoscenze è fonte di arricchimento.

Con grande entusiasmo penso ad una sorta di “olistica della formazione”!

Sono già andata a curiosare [magari indichiamo un link sotto relativo a questa bella iniziativa?], ora però lo vogliamo lasciare un consiglio pratico ai pazienti lettori?

Prima voglio ringraziare sia te per lo spazio che mi hai concesso, mi permette di tenere allenata, in maniera originale ed approfondita, la mia mente su questa tematica complessa ma densa di significati, sia le persone che avranno la pazienza di seguire le domande che mi hai posto ed il contributo che ne esce.

L’attenzione delle persone è, per me, un prezioso momento di condivisione.

Un consiglio che mi sento di evidenziare è quello di allenarsi a prendere tempo quando siamo coinvolti in una situazione conflittuale.

Ho pubblicato recentemente un post su LinkedIn in cui ho ritenuto utile riflettere su due esperienze solo apparentemente simili ossia quella del RISPONDERE e quella del REAGIRE.

Succede che dopo lo stimolo iniziale di una provocazione, una discussione, di un fastidio o imbarazzo, si apre uno spazio che noi andremo ad occupare con una reazione o una risposta.

Le reazioni sono repliche emotive istantanee (es. paura, rabbia) che si attivano come un meccanismo di difesa senza che ci sia una presa di coscienza sulle conseguenze, soprattutto a lungo termine.

Le risposte sono repliche di pensiero più profonde in cui lo spazio viene occupato da un contenuto più autentico perché basato sul nostro sistema di credenze e valori.

Se vogliamo raggiungere un passaggio di sviluppo personale occorre la responsabilità di allenarsi ossia di prendere confidenza con lo spazio che si apre dopo lo stimolo sapendo che, fatte salve le situazioni in cui il picco emozionale determinerà una probabile reazione inconscia, esiste la possibilità di “prendersi tempo” e costruire una risposta, cioè una prospettiva in cui possiamo essere più consapevoli ed autentici.

Ecco cosa mi sento di consigliare: il prendersi tempo, pur sapendo che richiede pazienza ed ascolto perché alla velocità di alcune reazioni affidiamo altro: solo la voglia di imporsi e prevaricare.

In alcuni casi ci vuole una pazienza illimitata. Mi piace pensarla più come rispetto e cura per l’altro oltre che per se stessi. Se è vero che le nostre parole possono scaturire in azioni orientate al conflitto, non vorrei creare ora il presupposto di una reazione §comoda e doverla gestire. Come si può pensare di far spazientire Gabriele Salvini?

Questa è una brillante e simpatica provocazione. Come si fa.

Mi accendo come tutti gli altri, nessun mistero.

Le esperienze sulle quali lavoro sono pagine critiche sulle quali anch’io sono “inciampato”. Ciò che posso aggiungere è di aver lavorato, e incessantemente lo faccio anche oggi, sulla consapevolezza; un fattore che mi permette di essere attento e tempestivo nel riconoscere situazioni di potenziale conflitto per meglio gestirle.

La consapevolezza diviene uno strumento di grande utilità senza avere tuttavia la presunzione, nel tempo, di raggiungere un punto immodificabile in questo lavoro. L’attenzione allora perderebbe tensione positiva e, di conseguenza, la consapevolezza perderebbe solidità.

Ecco perché tutte le volte che lavoro con gli altri è un costante allenamento che faccio anche su di me.

L’allenamento è un fattore di qualità che va tenuto costantemente attivo.

“Lavoro fatto per gli altri ma costantemente orientato su se stessi”

Come dici tu anche un’intervista può essere uno strumento di lavoro originale soprattutto su se stessi. Grazie.

Oggi ho imparato che nella conflittualità ci sono delle colline con sbalzi umorali, ovvio siamo umani. Guardare con distacco, con paziente consapevolezza, permette di poter decidere se impostare nel “nostro” navigatore sali e scendi burrascosi o soleggiati.

Mi piace pensare al viaggio dell’inedito come una strada di mattoni gialli volta a (ri)scoprire territori e le nostre emozioni spesso sopite, per poterle gestire al meglio.

blur color conceptual cube
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In fondo il giallo è il colore del buonumore.

Sì Gabriele credo che questo sia il colore che meglio ti rappresenta ed oggi me l’hai regalato.

Grazie.

***

Spazio di approfondimento del progetto Fa.Re. sui professionisti del benessere.

Intervista al coach #4

Prova a fare qui sotto la tua domanda §comoda e chiedi un consiglio personalizzato, Gabriele Salvini ed io saremo felici di risponderti

Eccoti le informazioni di contatto di Gabriele Salvini:

https://it.linkedin.com/in/gabriele-salvini

per avere informazioni sul progetto “olistica della formazione” scrivi a: salvigab@gmail.com

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